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Sport Foggia Calcio s.r.l.
13/11/2011 Foggia-Taranto 0-1

“La Società ora dovrà lavorare e tanto.” Paolo Stringara, laconicamente, uscendo dallo stadio Zaccheria, così ha risposto ad alcuni tifosi i quali, anche provocatoriamente, gli hanno chiesto se fosse ancora convinto del grande, anzi dell’assoluto in positivo rispetto alle altre compagini da lui precedentemente allenate, valore tecnico-tattico del Foggia, opinione dichiarata con accenti baldanzosi nella conferenza stampa della sua presentazione. Lui, senza dubbio, anzi con triste certezza, ha assunto un ruolo cardine all’interno dello sciagurato, apatico non gagliardo microcosmo rossonero, compito che neanche Bonacina riuscì a svolgere con tanta maestria: distruggere gli equilibri in difesa, l’unico reparto in grado di reggere, come il cemento armato fa con i palazzi, l’intero scacchiere foggiano, almeno fino a quattro, cinque domeniche fa. L’addetto alle comunicazioni con il mondo esterno del Foggia, Mario Ciampi, invece, intrattenendosi, sempre nell’immediato dopo gara nel piazzale antistante lo stadio, non so se per scelta societaria o perché braccato, con una trentina di tifosi, ha confermato che fosse in corso una riunione per studiare modi e tempi per rinforzare la squadra, ha ribadito l’impegno dei proprietari del Club sia, attualmente, per risollevare le sorti del Foggia, sia, nel futuro, per continuare a garantire alla città una squadra di buon valore e non lesinando qualche opinione negativa sulla classe industriale indigena, ha ribadito quanto sia difficile economicamente gestire una squadra in Lega Pro. Quando al 13° del primo tempo Sciaudone, centrocampista centrale tarantino, servito involontariamente da Lanzoni, ha gonfiato la rete foggiana, il pensiero di tutti è corso alla disattenzione dell’intera difesa a Reggio Emilia contro il Carpi e alla sfortunata caduta casalinga di Lanzoni, nella gara con l’Avellino. Tre marchiani errori che hanno condizionato pesantemente la classifica del Foggia, tre episodi, accaduti prima dello scoccare del trentesimo minuto, che dovrebbero indurre Stringara a rimodellare il reparto arretrato, incapace di giocare a tre, e a far riposare per qualche domenica, il difensore centrale rossonero. La scelta di schierare Traore a sinistra fino alla metà del secondo tempo circa, forse per sfruttare la sua propensione ad attaccare si è rivelata disastrosa per il mantenimento degli equilibri difensivi ed anche per il funzionamento dell’intera fascia sinistra, Frigerio e lo stesso terzino, infatti, si pestavano i piedi vicendevolmente. La spinta propulsiva dell’ex giocatore della Cavese, paradossalmente si è rivelata maggiormente efficace nell’ultimo squarcio di gara, quando governato dal caos tattico, il Foggia, in dieci per l’espulsione di Venitucci, giocando uno strano 3-3-1-2 con Gigliotti spesso in avanti a cercare il goal del pareggio, ha reso ancor più manifesto, qualora ce ne fosse bisogno, la miseria psicologica e tecnica della squadra e la confusione mentale del tecnico. A centrocampo, l’inserimento di Bianchi come centrale accanto a Meduri, ha regalato al Taranto non solo praterie per attaccare, ma soprattutto superiorità di uomini e mezzi nella zona mediana del campo. Prova ne sia la difficoltà della difesa nel marcare l’attacco jonico. L’intero terminale offensivo tarantino, infatti, non ha giocato orizzontalmente, ma con Chiaretti leggermente arretrato rispetto a Guazzo, il centravanti, e a Rantier a sinistra. Spesso, Gigliotti è salito a marcare l’esterno d’attacco brasiliano avendone notato la pericolosità, lasciando, però, la difesa in balia della squadra allenata da Dionigi. Chiaretti è un calciatore che potrebbe tranquillamente già calcare i manti erbosi della serie cadetta, in grado di fare senza palla movimenti sguscianti e perfetti e di saltare con facilità i difensori. Sarebbe dovuto essere compito di uno dei centrocampisti rossoneri marcare l’esterno tarantino, ma Meduri non ha potuto essere onnipresente, Frigerio ha deluso le aspettative dei tifosi in fase propositiva ed ha avuto enormi difficoltà a rientrare in appoggio della difesa e Molina, pur avendo disputato una buona gara in fase d’attacco, quantomeno perché ha dimostrato grinta e occhio nel saper trovare spazi, ha avuto problemi a giocare in copertura, benché se la vista non mi inganni Stringara prediliga il rientro del solo esterno sinistro, mentre Dionigi quello di entrambi i centrocampisti, infatti il Taranto difendeva in cinque, in quanto sia Rizzi da sinistra sia Antonazzo a destra scendevano ad aiutare i compagni. L’attacco foggiano ha continuato ad essere inesistente e sterile. Uno dei primi tiri in porta, una bella girata di De Frel, è arrivato quasi al trentacinquesimo del secondo tempo. Nella prima frazione di gioco un paio di incursioni di Molina ed un tiro di Venitucci hanno ricordato agli spettatori che il Foggia non fosse sceso monco del reparto avanzato in campo. Benché non abbia avuto quasi mai il coraggio di tirare, De Frel ha disputato una buona gara in quanto, spesso, è riuscito a smarcarsi e a proporsi in avanti, non trovando, però, mai nessuno che lo aiutasse. Del Foggia, al di là della sconfitta e dell’orticante posizione di classifica, preoccupa la perenne confusione nel gioco, l’incapacità di creare azioni di prima ed in velocità, le innumerevoli rivoluzioni nelle formazioni, i walzer tra un ruolo ed un altro di molti calciatori, la quasi inesistenza di un impianto di gioco, il non riuscir mai a sfruttare un tiro da fermo, un calcio d’angolo e l’agonia del reparto offensivo e i limiti tecnici di un buon numero di calciatori e una politica societaria troppo frettolosa nel considerare Bonacina non capace di valorizzare i giovani e nel credere che il suo esonero fosse la panacea di tutti i mali. Il Taranto ha dimostrato come una ordinata organizzazione, un modo facile, ma non semplicistico, di giocare e il lavoro perseverante, premino atleti e squadre. Antonazzo e Chiaretti lungo la fascia destra, Rizzi e Rantier lungo la sinistra, benché i due attaccanti si scambiassero ogni tanto, hanno dato lezioni di buona organizzazione tra i reparti, mediante la buona riuscita di triangolazioni tra la trequarti e l’area di rigore. I centrocampisti jonici, specialmente Di Deo, hanno giocato con la testa alta in modo da scovare compagni liberi per servirli. La squadra di Dionigi non ha espresso un calcio da manuale, ma è riuscita non senza grosse difficoltà a vincere arrivando a 25 punti. E il gelo calò sullo Zaccheria, mentre la folla chetamente defluì. Flora Bozza Foggial, li 13 novembre 2011



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